feb 162012
 
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“Il Carnevale di Roma non è precisamente una festa che si offre al popolo, ma una festa che il popolo offre a sé stesso” (Goethe)

Con queste parole Goethe definisce la particolarità dei festeggiamenti del carnevale romano, che colpiva sempre molto profondamente tutti gli stranieri che assistevano a questi giorni di follia, anche da semplici spettatori, cogliendo appieno il carattere più speciale di questa festa caratterizzata da una fortissima partecipazione popolare.
Il Carnevale era un evento molto atteso: era il tempo della festa, dello spettacolo, del teatro, ma soprattutto del sovvertimento dell’ordine sociale; era il tempo in cui ci si poteva dimenticare della miseria e della crudeltà della vita e ci si poteva prendere gioco di tutto e tutti. Migliaia di persone dalle più svariate estrazioni sociali si mescolavano indistintamente per le strade dando vita a quella trasgressione carnevalesca che ogni anno bandi e avvisi papali tentavano di regimentare.
Fino alla metà del quattrocento circa i festeggiamenti si svolgevano sul Monte Testaccio, considerato secondo un’antica leggenda, il luogo originario della città.

Carnevale al Corso - Ippolito Caffi (Ippolito Caffi, Carnevale al Corso)

Fu Papa Paolo II, nel 1466, a trasferire il carnevale dai prati di Testaccio alla Via Lata (che poi si chiamerà del Corso proprio a causa di uno degli eventi del Carnevale) che rimarrà fino alla metà dell’Ottocento il luogo centrale del carnevale romano.
I festeggiamenti del Carnevale si concentravano nella settimana precedente l’inizio della quaresima e avevano un cerimoniale preciso e ben scandito da eventi e feste spontanee ma che seguivano un ordine fisso.
L’inizio era dato dal corteo ufficiale delle autorità e delle maschere lungo la via Lata, trasformando di fatto la strada in un teatro all’aperto che permetteva di ammirare teatrini improvvisati e maschere tradizionali ma anche ispirate alla vita quotidiana. Continue reading »