ago 192012
 
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Bona Domenica co’ ‘sta chicca der Grande Aldo Fabrizi!

Ilari

LA ROMANELLA
Aldo Fabrizi

Mì nonna, benedetta indó riposa,
se comportava come ‘na formica
e puro si avanzava ‘na mollica
l’utilizzava per un’antra cosa.

Perciò er dovere primo d’ogni sposa,
pure che costa un’oncia de fatica,
è d’esse sempre, a la maniera antica,
risparmiatrice, pratica e ingegnosa.

Si avanza un po’ de pasta, mai buttalla:
se sarta co’ un po’ d’acqua solamente,
pe’ falla abbruscolì senz’abbrucialla.

E la riuscita de ‘sta Romanella
che fa faville e che nun costa gnente
dipenne da ‘na semplice padella.

Mò l’urtima invenzione è ‘na padella,
che quello che se còce poi se stacca,
mastice, colla, pece e ceralacca,
se rivorteno come ‘na frittella.

‘Sta novità sarà ‘na cosa bella,
ma dato che la Pasta nun attacca
in pratica sarebbe ‘na patacca
perché dev’esse mezz’abbruscatella.

Vedete, er gusto nun dipenne mica
dar fatto che diventa più odorosa,
ma dar sapore de padella antica.

E detto questo, porca la miseria,
fò a meno de la chiusa spiritosa,
perché ‘sto piatto qui è ‘na cosa seria!

feb 212012
 
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Carnevale
Roma, 1788.
Johann Wolfang Goethe è in viaggio in Italia e si trova a Roma.
Durante il suo soggiorno partecipa al Carnevale e racconta lo spettacolo a cui ha assistito con estrema dovizia di particolari. Trapela da questo racconto lo stupore davanti a quei giorni di follia, ma anche il fascino di godere di uno spettacolo unico nel suo genere. Goethe ci parla dei luohi, delle maschere e di tutto il rituale proprio di questi giorni.
E il suo racconto ci fa rivivere un carnevale di tanto tempo fa.
Cominciamo il racconto. Buona lettura!

“Nell’intraprendere la descrizione del carnevale di Roma, dobbiamo aspettarci un’obiezione: che cioè una festa di simil genere non possa veramente prestarsi ad una descrizione.
(….)
Ancora più seria apparirà l’obiezione, quando noi stessi avremo confessato che il carnevale di Roma non può offrire un’impressione né completa né piacevole, né rallegrare propriamente gli occhi, né soddisfare lo spirito del forestiero che lo veda per la prima volta e che del resto non può far altro che vederlo.
La via lunga e stretta, in cui si rincorre una calca innumerevole di persone, non si può nemmeno abbracciar tutta con l’occhio: si può distinguere tutt’al più qualche particolare, in mezzo al tumulto che passa sotto i nostri sguardi. Il movimento è sempre quello, il frastuono assordante, e la serata finisce con una sensazione di scontento (….)
Il carnevale di Roma non è precisamente una festa che si offre al popolo, ma una festa che Continue reading »

feb 162012
 
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“Il Carnevale di Roma non è precisamente una festa che si offre al popolo, ma una festa che il popolo offre a sé stesso” (Goethe)

Con queste parole Goethe definisce la particolarità dei festeggiamenti del carnevale romano, che colpiva sempre molto profondamente tutti gli stranieri che assistevano a questi giorni di follia, anche da semplici spettatori, cogliendo appieno il carattere più speciale di questa festa caratterizzata da una fortissima partecipazione popolare.
Il Carnevale era un evento molto atteso: era il tempo della festa, dello spettacolo, del teatro, ma soprattutto del sovvertimento dell’ordine sociale; era il tempo in cui ci si poteva dimenticare della miseria e della crudeltà della vita e ci si poteva prendere gioco di tutto e tutti. Migliaia di persone dalle più svariate estrazioni sociali si mescolavano indistintamente per le strade dando vita a quella trasgressione carnevalesca che ogni anno bandi e avvisi papali tentavano di regimentare.
Fino alla metà del quattrocento circa i festeggiamenti si svolgevano sul Monte Testaccio, considerato secondo un’antica leggenda, il luogo originario della città.

Carnevale al Corso - Ippolito Caffi (Ippolito Caffi, Carnevale al Corso)

Fu Papa Paolo II, nel 1466, a trasferire il carnevale dai prati di Testaccio alla Via Lata (che poi si chiamerà del Corso proprio a causa di uno degli eventi del Carnevale) che rimarrà fino alla metà dell’Ottocento il luogo centrale del carnevale romano.
I festeggiamenti del Carnevale si concentravano nella settimana precedente l’inizio della quaresima e avevano un cerimoniale preciso e ben scandito da eventi e feste spontanee ma che seguivano un ordine fisso.
L’inizio era dato dal corteo ufficiale delle autorità e delle maschere lungo la via Lata, trasformando di fatto la strada in un teatro all’aperto che permetteva di ammirare teatrini improvvisati e maschere tradizionali ma anche ispirate alla vita quotidiana. Continue reading »